Vini da Meditazione
Cosa sono e quali caratteristiche hanno

Food&Wine 13 giu 2020

Con la dicitura “vini da meditazione” si indicano quei grandi vini strutturati che non necessitano di essere abbinati a delle pietanze e che possono essere degustati da soli. O meglio: per captarne a pieno tutte le caratteristiche e per assaporarne tutti i pregi, dovrebbero essere degustati da soli.
Questa definizione è stata coniata nientemeno che dal grande Luigi Veronelli, con l’intento di nobilitare una categoria di vini spesso non pienamente compresa.

Quali sono i vini da meditazione?


Il panorama italiano offre diversi vini da meditazione. Abbiamo i vini passiti dolci, ampi e complessi, come il Picolit dei Colli Orientali del Friuli e il Passito di Pantelleria. Ma anche alcuni grandi rossi sono considerati vini da meditazione: in genere sono quei rossi la cui produzione prevede un lungo percorso dalla vendemmia alla bottiglia, come il Brunello di Montalcino, che trascorre almeno 5 anni in legno, il Barolo Riserva, anche lui 5 anni di maturazione e il Vin Santo del Chianti, con addirittura 8 anni di invecchiamento.
Possono essere considerati da meditazione anche i vini liquorosi di lungo invecchiamento, come il Porto, lo Sherry e il Marsala.

Quali sono le caratteristiche dei vini da meditazione?


I vini da meditazione sono caratterizzati da sapori e profumi molto intensi, che potrebbero, talvolta, essere persino di difficile abbinamento con il cibo; è per questo che, per essere apprezzati nelle loro molteplici sfumature è meglio degustarli da soli: la loro degustazione richiede tempo e quiete, quindi vanno sorseggiati con calma e assaporati lentamente. Sono vini generalmente complessi, morbidi e vellutati, con un grado di alcolicità abbastanza elevato e che quindi risultano caldi all’assaggio.




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